La Cina contraddittoria: 70% delle imprese violano norme ambientali, ma il Paese è leader nelle rinnovabili

La Cina contraddittoria: 70% delle imprese violano norme ambientali, ma il Paese è leader nelle rinnovabili

Il Ministero per la protezione dell’ambiente cinese ha da poco concluso un ciclo di ispezioni sull’inquinamento dell’aria, durato due mesi. I risultati? Circa il 70% delle imprese controllate, hanno violato le norme ambientali.

L’indagine ha riguardato le imprese di 29 città tra Pechino, Tianjin e Hebei, dove lo smog presenta livelli sempre più allarmanti. L’agenzia ufficiale Xinhua ha spiegato che “sono stati scoperti dei problemi, quali delle emissioni eccessive e la mancanza di apparecchiatura di controllo dell’inquinamento. Le ispezioni hanno permesso di scoprire 4.703 imprese installate in posti non autorizzati“.

Nazione vasta e densa di popolazione, la Cina presenta, allo stesso tempo, una contraddizione fortissima: se da un lato abbiamo un forte inquinamento atmosferico, causato dal non rispetto della normativa in materia, dall’altro si riscontra una sempre maggiore espansione verso le bioenergie. 

Non solo, negli ultimi anni la Cina ha registrato più investimenti ed istallazioni di energie rinnovabili di tutti gli altri Paesi del mondo.
La Cina conta di investire 2.500 miliardi di yuan (circa 368 miliardi di dollari) in progetti di energie rinnovabili nel periodo 2016-2020, creando più di 13 milioni di posti di lavoro“, così il Direttore generale di Irena, Adnan Z. Amin. Inoltre, nel 2016 la vendita di auto elettriche è salita al 40% del totale mondiale, due volte più che gli Stati Uniti. 

Come ha spiegato Amin, “l’iniziativa della nuova via della seta proposta dalla Cina nel 2013, rafforzerà maggiormente la cooperazione mondiale sulle energie pulite, creando un sistema energetico interconnesso attraverso il mondo. La Cina è importante, non solo in un’ottica climatica, ma anche riguardo alla maniera in cui la transizione energetica sarà condotta a livello mondiale“.

 

Fonti: Greenreport; XinhuaNet

 

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