Quasi centocinquanta miliardi di euro (149,6 per la precisione) sono l’extra costo che gli automobilisti europei hanno dovuto sborsare, dal 2000 a oggi, in seguito alle continue bugie dei costruttori sull’efficienza dei veicoli venduti.

Il calcolo è stato eseguito dall’organizzazione indipendente Transport&Environment (TE), in uno studio che va a completare le sue recenti ricerche sull’andamento del “dieselgate” (allegato in basso).

Lo scandalo dei test truccati su emissioni e consumi delle vetture ha proseguito il suo cammino dopo il 2015, anche se con modi sempre diversi, capaci di aggirare le regole con cui Bruxelles sta cercando di combattere questo fenomeno. E con risultati finora molto scarsi, come emerge dai documenti di TE.

Nel 2017, evidenziano le stime, gli automobilisti hanno speso circa 23 miliardi di euro in più per fare il pieno di carburante, rispetto a quello che avrebbero pagato se le loro vetture avessero rispettato realmente, sulla strada, i dati sui consumi di benzina/gasolio diffusi dalle case costruttrici.

Come chiarisce la mappa qui sotto, in cima alla classifica degli sprechi c’è la Germania, con un salasso cumulativo pari a 36 miliardi di euro in 18 anni, davanti a Gran Bretagna e Francia, che hanno dovuto spendere, rispettivamente, 24 e 20 miliardi aggiuntivi.

L’Italia è in quarta posizione, con una spesa extra stimata in oltre 16 miliardi di euro nel periodo 2000-2018.

Difatti, secondo TE, la differenza tra i risultati delle prove in laboratorio e i consumi effettivi in condizioni reali di guida, è salita fino al 42% in media negli ultimi anni, perché le case automobilistiche hanno escogitato molteplici scappatoie (loophole) per barare sui test.

In altre parole: le vetture consumano in strada molto più carburante del dovuto, di conseguenza, sostiene TE, in Europa stanno circolando milioni di veicoli “sporchi”, assai inquinanti, che costringono chi li utilizza ad aprire il portafoglio più di quanto sarebbe normale.

E le manipolazioni dell’industria dell’auto non sono finite qui, come aveva denunciato già a luglio l’organizzazione basata a Bruxelles, sulla base di alcuni documenti in mano alla Commissione Europea (vedi QualEnergia.it per approfondire la vicenda).

In sintesi, il nuovo “gioco” dei costruttori è gonfiare artificialmente i valori su emissioni e consumi nel test WLTP (Worldwide Light Vehicle Test Procedure), quello che ha sostituito il vecchio – ma ancora applicato in una versione più recente, come vedremo tra poco – test NEDC (New European Driving Cycle).

Difatti, gonfiando tali valori, i marchi automobilistici possono alterare la base di partenza su cui saranno calcolate le prossime riduzioni percentuali della CO2 proposte dalla Commissione Ue, che sono, ricordiamo, -15% al 2025 e -30% al 2030 in confronto ai dati medi registrati nel 2021 impiegando il ciclo WLTP.

Intanto, in un meccanismo di doppi test fasulli (double test), che secondo TE nasconde una vera e propria collusione tra le diverse case mondiali, si continua a utilizzare il metodo NEDC, con tutte le relative manipolazioni, per testare le auto che dovranno rispettare i limiti delle emissioni fissati per il 2020 (95 grammi di CO2/km).

In teoria, esiste uno strumento, denominato CO2MPAS, elaborato dal Joint Research Centre della Commissione Europea per gestire la fase di transizione da un metodo all’altro (dal NEDC al WLTP) e così garantire la piena corrispondenza dei dati tra le due procedure di test.

Tuttavia, TE ritiene che tale sistema sia e sarà poco impiegato dai costruttori, che invece, con ogni probabilità, preferiranno sempre testare due volte le auto con entrambe le procedure, in modo da truccare più facilmente i risultati e condizionare l’evoluzione futura degli standard sulle emissioni.

Fonte Qualenergia.it

Le ultime ricerche di TE (pdf)