Città italiane ancora troppo inquinate, con molti sforamenti annuali dei limiti consentiti dalla legge per il particolato fine e l’ossido di azoto nell’aria, qualche miglioramento sul fronte dei trasporti “sostenibili”, ma con risultati nel complesso insufficienti e disomogenei tra i diversi centri urbani.

Si ripartirà da queste considerazioni al convegno che si terrà, nell’ambito That’s Mobility, mercoledì 26 settembre a Milano, presso il MiCo e farà il punto sullo sviluppo della mobilità elettrica e sull’andamento della qualità dell’aria.

Un aspetto, quest’ultimo, che rimane critico per molte città europee e non solo italiane, come ha confermato in questi giorni l’allarme della Corte dei Conti Ue sull’eccessivo inquinamento atmosferico nelle principali aree urbane, tanto da provocare circa 400.000 morti premature ogni anno, secondo le stime.

Proprio l’Italia, insieme ad altri paesi, lo scorso maggio è stata deferita da Bruxelles davanti alla Corte di Giustizia Ue per aver superato ripetutamente i valori massimi giornalieri di PM 10, senza aver adottato misure convincenti per ridurre le emissioni di polveri sottili.

Così nel capoluogo lombardo saranno approfonditi vari aspetti del rapporto MobilitAria 2018, realizzato dall’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IIA) e dal gruppo di lavoro sulla mobilità sostenibile del Kyoto Club, con una particolare attenzione al previsto boom dei veicoli 100% elettrici e ibridi plug-in che si possono ricaricare alla presa di corrente.

Tuttavia, chiarisce a QualEnergia.it Francesco Petracchini del CNR-IIA, che sarà uno dei relatori al convegno milanese, “non esiste una soluzione unica per diminuire le concentrazioni di sostanze inquinanti nell’aria e rendere più pulite e vivibili le nostre città”.

L’auto elettrica, prosegue l’esperto, “è certamente una di queste, ma sono molto importanti anche tutte le altre azioni suggerite nel nostro rapporto; ad esempio estendere le piste ciclabili e le aree pedonali, potenziare i trasporti pubblici e le ferrovie locali, diffondere i servizi di mobilità condivisa”.

I trasporti stradali, come chiarisce il grafico qui sotto, tratto dalla relazione della Corte dei Conti Ue, sono la principale fonte dell’inquinamento atmosferico per quanto riguarda gli ossidi di azoto(NOx), con il 39% circa del totale di queste emissioni, mentre il riscaldamento domestico gioca un ruolo decisivo nel peggiorare la qualità dell’aria con le emissioni di particolato fine.

Perché i trasporti inquinano così tanto?

“In Italia il problema è molto legato all’elevata diffusione delle vetture private”, spiega Petracchini.

In media, infatti, ci sono 650 veicoli ogni mille abitanti, un numero superiore alla media europea, con l’aggravante che il nostro paese ha favorito la commercializzazione dei motori diesel, anziché disincentivare il loro acquisto.

E il diesel, come evidenziano i più recenti studi che hanno esaminato i test di omologazione delle automobili (vedi QualEnergia.it), è il carburante che avvelena di più l’aria che respiriamo nelle nostre città.

Ecco perché, secondo Petracchini, “è necessario un piano nazionale sulla mobilità pulita, che preveda anche gli incentivi all’acquisto per l’auto elettrica e sappia coordinare gli interventi per realizzare le infrastrutture di ricarica pubblica”.

Prendendo esempio, magari, da quello che ha fatto la Norvegia, con una serie di agevolazioni e bonus per le vetture alimentate dalle batterie, che ora fanno stabilmente intorno al 40% circa del mercato complessivo (vedi QualEnergia.it sulle ultime statistiche delle vendite di auto elettriche in Italia-Europa).

Un punto fondamentale, ricorda poi l’esperto del CNR-IIA, “è la logistica nei centri cittadini, perché occorre ripensare i sistemi con cui sono distribuite le merci, sistemi che stanno diventando sempre più complessi da gestire con l’incremento degli acquisti online e delle consegne rapide”.

Anche in questo settore, con ogni probabilità, l’elettrificazione dei mezzi di trasporto (furgoni e camioncini) sarà decisiva per ridurre l’impatto ambientale dei servizi logistici, insieme con altre misure; ad esempio l’uso di programmi avanzati che consentono di ottimizzare i viaggi dei singoli mezzi, diminuendo i chilometri percorsi complessivamente ogni giorno.